Simeht, Vhaeraun ed un finto semi dio in Taverna

La notte era appena iniziata e le tenebre favorite dalla luna calante davano conforto ai miei stanchi occhi, affaticati da una lunga giornata di commercio propizio. Mi ero recata alla Taverna del Viadante perché l’affaticamento personale è nulla di fronte al volere di Vhaeraun di cui ho avvertito il favore verso i miei gesti e la ricerca di un pollo da spennare continuava senza sosta.

Osservavo, da un tavolo nei pressi della scala che porta allo scantinato della taverna, le movenze di quella che pareva essere la solita coppietta smielata che ammorba il Ducato con le proprie parole vuote,  guidate solo da istinti primordiali facilmente gestibili da tutte le razze ad eccezione di menti piccole e deboli. Eppure, la conversazione era differente, sopra le righe e potenzialmente pericolosa. Un mezzelfo dall’aspetto patetico, Lips il suo nome se non ricordo male, andava dicendo di essere un semi Dio nel tentativo di impressionare una giovane donzella di cui non ricordo il nome e nulla voglio fare per ricordarlo. Aveva tutti i tratti dell’individuo perfetto da alleggerire, privandolo di gingilli ed oggetti di valore che in mano sua suonavano come una bestemmia alla povertà ed in insulto ai benestanti. Tuttavia, le sue parole non hanno attirato solo la mia attenzione.

Le porte della taverna si sono spalancate ed una Drow che già avevo visto nel covo della Gilda di Commercianti Indipendenti ha fatto da apripista per l’emissario supremo di un altro Dio, universale e di certo non allineato con il volere del Signore delle Ombre Danzanti. ShangaT, il suo nome, vampiri il suo seguito, Simeht la loro voce.

Il gruppo nutrito si è diretto immediatamente in direzione del mezzelfo, ponendogli varie domande che purtroppo non sono riuscita a cogliere. Ho tentato di guadagnare il favore dei nuovi arrivati avvicinandomi alla Drow, con la quale ho inizialmente comunicato con il nostro linguaggio del corpo, ignoto ai più ma ben conosciuto da tutti i miei pari razza. Durante la mia permanenza in taverna ho incrociato più volte lo sguardo di ShangaT ed ogni volta ho provato una sensazione sgradevole, come se il ghiaccio mi scorresse nelle vene avvertendomi di un pericolo che pur non sussisteva, al momento, per la mia persona. Solo quando la sua esplosione di Aura mi ha colpito, con la luce e con il suono, che ho sentito l’impellente bisogno di allontanarmi. Passi brevi, ponderati, nel tentativo di essere un’ombra come il Dio dei Ladri insegna e comanda ai suoi discepoli. L’insistenza di ShangaT e della Drow Hyrmis nel chiedere il mio nome mi hanno portata ad usare la carta della menzogna. In una frazione di secondo ho avuto una visione: orecchie a punta, alte e basse, nessun volto definito e figure che si muovevano come ombre in un convivio di razze di discendenza elfica: drow, elfi, mezzelfi, insieme con la mano tesa mentre le loro figure scomparivano e riapparivano dinnanzi a me. Un’ombra, in mano aveva dei rubini.

Ruby, potete chiamarmi Ruby”. Così ho detto alla Drow ed all’Empia Voce di Simeht, prima di allontanarmi dal luogo come Vhaeraun ha insegnato: discretamente, sfruttando l’assenza di luce e come un’ombra smossa dalla luce di una candela.

Uscendo ho ringraziato il Dio dei Ladri: mi aveva portato nel posto giusto ma dinnanzi ad un potenziale pericolo, ha anteposto la sicurezza della sua figlia ad un potenziale magro bottino.

Posso continuare a danzare, imparando a gestire la pazienza, con le spalle coperte dall’ombra.

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