Il rubino e la banda

La notte era scura quando sono uscita dal mio magazzino, sito nella Piazza del vecchio borgo, nelle nuove terre, al civico 51/a. Indossavo come sempre il mio abbigliamento da esplorazione in cuoio conciato nero, con taglio maschile che tuttavia non scoraggia né ubriachi né cavalieri devoti alla “dama”, quasi sempre anonima e probabilmente inesistente. Stivali suolati ma senza tacco (piume ai miei piedi) nei quali infilo sempre i pantaloni che si allargano leggermente in vita e sono impreziositi da lacci intrecciati, così da poter decidere di volta in volta quanto stringerli. è la mia giacca tuttavia ad essere il cuore pulsante del mio girovagare, il mio banco da lavoro, la mia banca, la mia amante, mia amica. Maniche su misura che calzano come una seconda pelle, doppia chiusura frontale e bottoni in argento zigrinato sui quali ho fatto incidere un ragno stilizzato con otto zampe, perché non c’è una seconda possibilità di fare un’ottima prima impressione. Anche in negativo.

Questa notte, in via del tutto eccezionale, non avevo con me gli stiletti. Si, dei banali stiletti, mai taglienti ma perfetti per penetrare la carne di qualsiasi sprovveduto. Avevo fatto una promessa, una di quelle che vanno mantenute ad ogni costo per non far naufragare i buoni intenti e le possibilità di commercio che tanto a lungo ho coltivato. I mercanti a cui faccio riferimento sono persone tanto scaltre quanto pericolose, nel loro sembrare innocue. Per tutti, nel Ducato, fanno lavori comuni: chi l’oste, chi la dama mantenuta, altri si fingono semplici operai ed altri ancora, i miei preferiti, giocano con il fuoco dichiarandosi commercianti. Sempre di oggetti differenti, mai nello stesso settore ed ogni volta con in mano tanto, tanto valore.

Li avevo contattati ormai dieci giorni orsono, chiedendo una valutazione di una banale pietra dallo stesso colore dei miei occhi, abbastanza semplice da reperire ma in grado di lasciare sempre stupiti come un bambino di fronte al suo giocattolo preferito. Luccica, piace ed è facilmente rivendibile. Era un banalissimo stratagemma, un modo per determinare l’abilità della Compagnia dei Mercanti Indipendenti (li chiamerò così, d’ora in avanti) nel valutare un prezioso. Una prima pietra per attirarli ed avere un secondo appuntamento. Non è stato facile ma finalmente ho avuto modo di incontrarli, dopo aver visitato più e più volte il loro (presunto) luogo di incontro, soventemente mal frequentato e con troppe orecchie sconosciute a violar la discrezione richiesta dalla trattativa.

L’appuntamento mi era utile per due motivi: trovare un canale di vendita affidabile e celere per pietre preziose ma soprattutto far chiarezza su un annuncio di lavoro apparso nella bacheca del Ducato, che qui riporto:

Cerchiamo rubagalline fini di cervello e abili di mano, scrostasugna dal pugno forte e la mente scaltra.
Gente che abbia voglia di dare la giusta direzione alla propria vita, e tempo adeguato per darsi da fare.
Se ritenete di appartenere a queste descrizioni e, dessere abbastanza coraggiosi da provarci, mettete mano alle vostre logore pergamene e fateci sapere:Chi siete e da dove venite. Cosa avete fatto finora e, soprattutto, per quale motivo dovremmo prendervi in considerazione sul serio.
Alle Nuove Terre lopportunità di una nuova vita, quella vera, vi attende.Lì, lungo il Viale dellArte, la vera Arte, potrete trovare la porta di un magazzino come gli altri, nessun numero e nessuna insegna ma, un solo segno distintivo inciso: starà a voi e alla vostra abilità capire quale sia il portone ove infilare la missiva.
Se non doveste trovarlo, poco male, passeggiare fa sempre bene, si vede non avete il piglio giusto che noi cerchiamo. Se invece avrete l`abilità richiesta, non preoccupatevi che vada smarrita, né di aver camminato a vuoto.
Noi, troviamo sempre tutto.
Ciò che è serrato, può essere aperto.
Ciò che è celato, può essere scoperto.
Ciò che è vostro, può essere mio.
• X •

Tendo ad ignorare questo tipo di messaggio ma c’erano degli indizi che non potevo ignorare. Opportunità. Vera Arte. Coraggio. Tutto lasciava pensare a del sano cinismo applicato al guadagno, non certo quello di rubagalline, sia mai, ma lavori per gente che ha veri obiettivi nella vita e sa bene che il denaro è solo uno strumento. Un oggetto inanimato capace di elevare una persona verso il potere vero. Questo cerco e questo, forse, ho trovato.

L’incontro è stato surreale: la difficoltà mia nel relazionarmi con gli elfi ha reso teso l’ambiente in quella locanda, che qui non posso citare, per sicurezza, qualora queste pagine finissero in mani sbagliate. L’elfa, abile teatrante perfettamente calata nella parte dell’indifesa creatura votata alla professione di passacarte e portatrice di sussurri, il mezzelfo con cui c’è stata intesa sottile come un filo di ragnatela, tanto fragile da potersi spezzare subito, tanto perfetta da fungere da collante. Solo dietro silente approvazione dell’elfa, lui ha fatto la sua mossa. Ha valutato in separata sede la mia pietra, ha permesso al suo sangue misto di elfo di dar spettacolo, appagando il narcisismo innato di quelle creature seppur l’esperienza l’abbia tenuto in riga. Un piccolo trucchetto con le mani con cui far sparire e riapparire tra le dita il rubino, tanto basta per far intendere la reale competenza in materia. Quale materia? Le pietre, ovviamente. Un altro rubino, valutato più che generosamente rispetto ai reali valori di mercato ed una promessa: tornare dopo tre lune per capire come io possa trarre beneficio dal trattare e far parte, in pianta stabile, di questa coraggiosa Gilda di Commercianti Indipendenti. La vera prova, mia, sarà uscire viva da quelle mura. Se così sarà, l’accordo potrà considerarsi siglato, con il sangue, a vita. Sangue rosso, come il rubino lasciato in pegno, l’inutile pietruzza rossa che può valere 50 monete d’oro oppure una scala sociale. 

Scelgo la seconda opzione. La terza luna è domani, ed è piena.

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