Il Bardo e le Ombre Danzanti



Non sono mai stata una fervente credente, almeno non volontariamente e comunque non prima di aver conosciuto il messaggio di Vhaeraun, la Maschera, il Dio delle Ombre Danzanti.

Sono stata scettica sulle reali possibilità di collaborare con altre razze elfiche e soprattutto con maschi al fine di portare il dominio dei Drow sulla superficie ma anche stasera mi sono dovuta ricredere. Nel posto meno sospetto, nel modo più inusuale.


Rientrata al Porto del Sole da un viaggio all’Isola di Palo, dove ho commerciato abbondantemente con l’umano Zatoichi che per motivi a me ignoti si nasconde in quell’angolo remoto del mondo ed ha sempre paura di essere scoperto da altri umani, finalmente ho avuto tempo di portare la mercanzia al mio magazzino nella Piazza del Vecchio Borgo, al civico 51/a. Il viaggio dalla Cittadella alle Nuove Terre è veramente lungo ma l’unica ragione per cui potrei voler spostare il magazzino è l’avvicinarsi al porto. Tuttavia, lì non ci sono unità immobiliari disponibili quindi dovrò continuare a far trainare il carretto da umani di passaggio, da ripagare con qualche moneta, mai in quantità che vorrebbero ma abbastanza da far passar loro la paura che provano alla vista di una Drow scendere da una nave. Vai a capire il perché.


Terminato l’inventario e constatato che metà magazzino è già pieno di mercanzia, non mangiando da almeno 24 ore ho deciso di recarmi alla Taverna del Viadante. Tanta gente, parecchio chiassosa, affollava il luogo. Umani, come sempre, elfi intenti a mostrarsi in tutto il loro presunto splendore, pezzenti che si atteggiano a nobili e borghesi che fingono interesse per il popolino. Fu qui, tuttavia, che la mano di Vhaeraun ha indicato la via.
Raggiunto il bancone di gran fretta ho cercato invano un oste che a quanto pare era indaffarato in cucina e non ne voleva sapere di uscire nonostante le mie lamentele e le mie urla che sovrastavano abbondantemente gli spiazzati presenti. In quel momento, una voce già sentita prima mi ha consigliato di attendere e che il temporeggiare avrebbe permesso di assaporare maggiormente il mio pasto. Girandomi in sua direzione ho riconosciuto la figura di un mezzelfo, lo stesso a cui avevo affidato un rubino, un pegno per essere messa in contatto con la Gilda di Commercianti Indipendenti, il gruppo organizzato con cui voglio iniziare a lavorare stabilmente. Finsi ovviamente di non conoscerlo, intrattenendomi con lui e senza affrontare, nello specifico, argomenti legati al lavoro ed al commercio.


Siamo stati interrotti solo da un patetico umano, Jorgen, Jurgen, Jürgen, Klinsmann, non mi ricordo proprio come si chiama. Il fetente si era messo a spillare birre in totale autonomia, poggiandomi accanto il suo puzzolente mantello fradicio. La risposta stizzita con cui ha dato seguito alla mia richiesta di posare gli strumenti di lavoro altrui ed attendere come un essere civilizzato, quasi mi ha portato ad un passo dal trascinare il suo patetico corpo di inutile umano fuori dal locale, per cavargli gli occhi con lo stiletto. Stanchezza e la presenza spirituale del Dio delle Ombre Danzanti mi hanno fermata, ricordandomi che è necessario fare qualche sacrificio per elevarsi socialmente ed onorare i suo nome, avvicinando il raggiungimento dello scopo finale. Un mondo dominato dalla razza superiore, in superficie, il periodo più florido che il mondo abbia mai visto.


Il bardo mezzelfo Aronar che tanto bene decanta le qualità delle pietre preziose e l’importanza delle amicizie con brava gente, mi ha chiesto di raccontargli la mia storia. Non posso ovviamente raccontargli tutto, certi dettagli devono rimanere personali. Gli ho raccontato quanto basta e rimandato i dettagli succulenti a quando finalmente incontrerò la Gilda di Commercianti Indipendenti.


Il bardo ha cantato, la musica si è librata nell’aria e le ombre hanno potuto danzare.



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