Giù la maschera, su la maschera

Vhaeraun si è palesato nuovamente, guidando i miei passi nella tempesta in una buia notte nel Vecchio Borgo.

Di ritorno dal Ducato dove avevo appena concluso degli ottimi affari con pietre preziose ed animali selvatici trovati durante i miei viaggi nelle isole lontane del Mare del Sud, proprio mentre mi proteggevo sotto i pergolati delle abitazioni della Piazza nel tentativo di raggiungere il mio magazzino al civico 51/a, un lieve bagliore ha attirato la mia attenzione, un fascio di luce giallastro che filtrava da sotto una porta. Non un’abitazione qualsiasi, non una bottega ma una locanda ben specifica dove ho già messo piede più volte nel tentativo, ad oggi invano, di instaurare un rapporto di collaborazione duraturo con quella che ho soprannominato la Gilda di Mercanti Indipendenti.


Non ci ho pensato su molto prima di cambiare direzione per seguire la luce. Ero armata di due stiletti, pur sapendo essere poco graditi in quel luogo, soprattutto da una persona in particolare, un’elfa tanto abile a nascondere i suoi veri talenti ed interessi e nel contempo altamente incapace di trattenere l’astio che prova nei miei confronti. Non sono sicura che il suo odio sia rivolto nello specifico alla mia persona e sono più propensa a pensare che si tratti di un’innata ostilità verso i Drow, accentuata da secoli di invidie, guerre e competizione.


Fu proprio lei, Milady Violet, a darmi il via libera ad entrare dopo aver bussato alla sua porta. Milady Violet, da me così chiamata dato che ad oggi non mi ha mai svelato il suo vero nome e personalmente non mi interessa neanche più di tanto. Ho solo bisogno di un nomignolo affinché le mie parole possano giungere alle sue orecchie ed alla sua attenzione. Nella locanda non era sola ma in presenza di una Mezzelfa di nome Eterea, creatura che pareva essere in confidenza con Violet seppur a lei subordinata. Non è dato sapere con che ruolo, per quale mansione o copertura ma era evidente la catena di comando, indipendentemente dal lavoro svolto.


Violet, appunto, ancora una volta non era felice di vedermi e nulla ha fatto per nascondere i suoi sentimenti ed il disappunto nel veder entrare per l’ennesima volta il mio “muso nero” (così mi ha appellato), ignorando probabilmente le mie conversazioni precedenti con un altro mezzelfo frequentatore della locanda, figuro che nei giorni passati ho incontrato alla Taverna del Viadante sotto le spoglie di un bardo. I pochi convenevoli, se così si possono chiamare, sono stati presto messi nel cassetto per far spazio al nocciolo della questione: una transazione di rubini in sospeso, un pagamento da effettuare e la volontà mia di entrare in pianta stabile nell’organizzazione.

Lady Violet ed il volere di Vhaeraun

Milady Violet

Il fatto che sia proprio lei, l’elfa, a fare sempre gli onori e disonori di casa ha complicato non poco la trattativa ed ha messo a dura prova la mia pazienza. Non ho apprezzato per nulla il fatto che abbia messo in discussione, di fronte ad altre persone, la qualità della mia merce. Può anche provar antipatie ma ad oggi, a lei ed al suo gruppo, non ho mai dato ragione di dubitare della bontà della mia mercanzia, tanto da aver lasciato anche una pietra in pegno pur di aver la possibilità di sedermi e trattare.
Volevo guadagnare subito la sua fiducia ma la pazienza pare essere l’ingrediente segreto per il successo della missione, una prova inaspettata in cui Vhaeraun vuole testare la mia determinazione, la mia idoneità ad essere considerata a tutti gli effetti sua figlia, un’ombra danzante, la più oscura e letale di tutte.


La mezzelfa è stata incaricata di contare le pietre, verificarne la bontà ed eseguire il pagamento. Quando questo è avvenuto, lady Violet ha fatto di tutto per liberarsi di me, complice anche la presenza di una Mannara con la quale sembrava avere affari importanti da trattare, tuttavia io non avevo ancora finito con lei, per nulla. Ho gettato la maschera e dichiarato le mie intenzioni, pur non riuscendo a far breccia nell’avidità che sospettavo guidasse i movimenti ed i di lei pensieri. Ho promesso fiducia, il seppellimento dell’ascia di guerra a favore di reciproci interessi e guadagni ma non è bastato: la faccia da drow, il timore per ogni mio passo, parola e movimento sono un retaggio difficile da scrollarsi di dosso.

Un incarico per un’ombra danzate


Quanto ormai pareva impossibile riuscire a dialogare oltre ed ero già mentalmente pronta ad andarmene per tentare in futuro un approccio con il Capo Oste, che mai più ho visto ed il bardo mezzelfo, Lady Violet ha pronunciato le parole che volevo sentire. Mi è stato detto che se veramente volevo stupire, dovevo portare un oggetto, qualsiasi cosa di cui il legittimo proprietario sentisse la mancanza subito dopo averne perso la proprietà. Soldi? Statue? Gioielli? Forse quadri? Poco importa, ho tempo per pensare e tempo per agire. Quel che conta è che mi è stata affidata una missione estremamente difficile ma che intendo portare a termine.


Proprio quando ho fatto cadere la maschera, Il Dio Dei Ladri me l’ha raccolta e rimessa al volto. C’è del lavoro da svolgere, un Dio da onorare come un Padre ed una guida personale.


Giù la maschera. Su la maschera. Non spetta più a me decidere quando indossarla o posarla.

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